LA COMUNICAZIONE DEL CORPO

Quando tocchiamo un corpo non esercitiamo solo pressione sulla pelle ma stiamo interagendo con reti recettoriali precise che reagiscono istantaneamente.
Questi sensori valutano continuamente come rispondere, adattandosi e configurando ogni contatto umano.
Interpretare pressione e movimento, adattarsi e orientarsi, è ciò che definiamo ascolto.

Il corpo comunica anche con errori.
Azioni imprecise possono irritare il sistema sensoriale e alterare l’equilibrio fisiologico prima che un trattamento inizi.

I neurorecettori di Merkel, presenti nell’epidermide e nel derma superficiale, si concentrano in zone di alta definizione sensoriale come polpastrelli e labbra, elaborano contatti lenti e continui affinando la percezione tattile per definire la forma del corpo.
Sono molto sensibili e quindi movimenti involontari o bruschi possono disturbare la superficie, restituendo una sensazione mobile e sfuggente tipica di quando il tessuto non ha ancora accettato il contatto e richiede un appoggio più fermo per stabilizzarsi.

I recettori di Meissner, invece, situati nella pelle glabra di palmi, dita, piedi e labbra, rilevano rapide variazioni e reagiscono a stimoli improvvisi.
Pressioni troppo forti o movimenti non modulati dal terapista attivano risposte difensive irritandoli facilmente e avvisando in questo modo il superamento della loro soglia naturale.
Questi recettori non segnalano solo ipersensibilità: indicano un limite del tessuto, una soglia oltre la quale il sistema non integra più. Superarla significa generare segnali che il corpo non interpreta.
Questa rete sensoriale ci invita a riscoprire il contatto consapevole: un dialogo profondo con l’altro attraverso il tocco, che va oltre la fisicità del gesto.

Nei piani profondi della fascia, quelli che guidano la direzione del movimento, ci sono i recettori di Ruffini. Questi sensori orientativi percepiscono stiramenti, direzioni e rotazioni lente, attivandosi con effetti tangibili: il tessuto modifica spontaneamente la direzione del movimento, guidando la mano invece di lasciarsi guidare.
Li irritiamo quando imponiamo movimenti che il corpo non riconosce, forziamo un piano fasciale anziché assecondarlo, o facciamo pressione su un’area ancora concentrata nel trovare il proprio orientamento interno.
Quando vengono disturbati reagiscono immediatamente: la fluidità svanisce, il tono muscolare aumenta, e la zona interessata si irrigidisce.

Ancora più profondi si trovano i recettori di Pacini, situati nelle regioni dense del connettivo: sottocute, periostio, articolazioni, tendini…
Non raggiungiamo questi recettori direttamente ma avvertiamo i loro segnali. Quando questi recettori si irritano, il tessuto inizia a tremare leggermente e risponde con piccoli scatti, come se non riuscisse a fermarsi.
Questo accade quando la mano perde ritmo, quando la pressione cambia senza continuità, o quando proviamo a lavorare su una zona che non è ancora pronta a ricevere.
Il problema non è la tecnica: è il tempismo.

Con il tocco mettiamo alla prova la loro soglia di tolleranza/irritabilità: superarla porta a un blocco del corpo, rispettarla apre la possibilità di instaurare un dialogo che apporterà qualità ed efficacia al trattamento.

 

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